Oct. 5, 2018

Al via la campagna del Pd "Il futuro ci ascolta"

Il Pd riparta dalle idee e dai valori della sua comunità, non dalle correnti

Democratica

Al via la campagna del Pd "Il futuro ci ascolta"

Dopo la manifestazione di Piazza del Popolo e la presentazione della contromanovra alle parti sociali, il Pd si prepara al Forum di Milano del 27 e 28 ottobre, ultimo appuntamento prima del congresso. La prossima settimana partirà una consultazione online di iscritti ed elettori: “Il futuro ci ascolta”. Ne parliamo con Tommaso Nannicini, che coordina questo percorso per la segreteria nazionale.

Partiamo da domenica scorsa. Che segnale è arrivato dalla piazza?
«È stato un momento importante di riappropriazione democratica: abbiamo dimostrato che il Pd c’è, in piazza e in Parlamento. I balconi li lasciamo volentieri ad altri, non senza qualche preoccupazione. È da quella piazza e dal duro lavoro che stiamo facendo in Parlamento come opposizione che dobbiamo ripartire. Per costruire l’alternativa a un governo che giorno dopo giorno appare sempre più pericoloso per i destini dell’Italia. Dobbiamo allargare il campo, ma il Pd non può che esserne il perno».

Che cosa manca ancora?
«Riconnettersi con le persone e con i temi che parlano alla loro vita. Negli anni di governo abbiamo fatto scelte importanti per il bene del Paese: dal lavoro al reddito di inclusione, dalla riduzione delle tasse al fisco amico, dalle unioni civili al biotestamento. Abbiamo fatto molte riforme per gli italiani, troppe poche con gli italiani. Serve un partito capace di dialogare con la società in forme nuove, di selezionare e formare la sua classe dirigente diffusa pensando all’interesse dell’Italia e non di chi fa parte del club dei politici di professione o di qualche corrente».

Ma questo lavoro chi lo deve fare? Questa segreteria o il Congresso?
«Il Congresso sarà il momento cruciale per definire la leadership e il messaggio con cui il Pd affronterà i prossimi anni. Il compito di questa segreteria era quello di fare un lavoro unitario e preliminare sui fondamentali, sull’identità che ci lega, sull’organizzazione che dobbiamo innovare, sull’opposizione da portare avanti di fronte alle scelte scellerate di questa maggioranza. Abbiamo perso troppi mesi, al solito, guardando al nostro ombelico o alimentando polemiche interne sul niente. Adesso basta. Abbiamo ancora un mese per far capire la direzione di marcia che vogliamo dare tutti insieme al Pd, qual è la sua funzione per l’Italia di oggi, poi al congresso ognuno farà le sue scelte».

Prima del forum ci sarà una campagna di ascolto, di cosa si tratta?
«È la prima tappa di un percorso di dialogo e partecipazione rivolto ai nostri iscritti e ai nostri elettori. Abbiamo iniziato domenica in piazza, quando i nostri volontari hanno fatto riempire il questionario di consultazione a tanti manifestanti. La prossima settimana sarà utilizzabile da tutti online. Militanti, simpatizzanti, elettori potranno condividere con noi valori, idee, speranze e - perché no? - le loro paure sul futuro che ci attende. Per gestire questo percorso, stiamo investendo sui giovani, al di là di correnti e divisioni interne, per prepararli al confronto con gli elettori e stiamo riscoprendo l’entusiasmo che ci ha spinto a ritrovarci come comunità. La piazza di domenica lo conferma: 70.000 persone che ci hanno chiesto innanzitutto unità».

Come si strutturerà il forum di Milano?
«Due giorni di discussione aperta, dove continueremo il dialogo avviato con la campagna di ascolto, ci confronteremo e raccoglieremo spunti da ospiti esterni. L’obiettivo è quello di rimettere a fuoco obiettivi e valori fondamentali che ci rendono ancora una comunità. Solo dopo avrà senso dividerci sugli strumenti e sulle leadership, come è fisiologico e salutare che sia. Ma se non gestiamo bene questa fase, corriamo il rischio che il congresso si riduca a una faida interna. Sarebbe terribile, verremmo meno alla nostra responsabilità verso l’Italia. Ognuno di noi ha il dovere di impegnarsi perché non sia così».